Prima del lieto fine c’è tutto il resto
Ci hanno insegnato ad aspettare il lieto fine.
Quello che arriva dopo la tempesta. Dopo il dolore. Dopo le scelte difficili. Dopo tutto ciò che ci mette alla prova.
Come se la felicità dovesse essere per forza una destinazione. Come se dovesse arrivare soltanto quando ogni cosa fosse finalmente al proprio posto.
Eppure la vita, molto spesso, non funziona così.
Ci sono periodi in cui niente è davvero risolto.
Ci sono domande aperte. Legami che cambiano. Paure che ritornano. Decisioni che non sappiamo ancora prendere.
E in mezzo a tutto questo continuiamo comunque a vivere.
È proprio da qui che nasce Il lieto intanto.
Il tempo che sta in mezzo
Il titolo è arrivato prima di tante risposte.
Perché mi interessava raccontare proprio quel tempo sospeso che spesso consideriamo soltanto un passaggio.
L’intanto.
Quello che c’è tra un prima che non ci appartiene più e un dopo che ancora non conosciamo.
È un tempo scomodo. Non ha la sicurezza delle conclusioni. Non promette niente. E forse proprio per questo è così profondamente umano.
Il lieto intanto parla di quel momento in cui comprendiamo che non possiamo continuare a rimandare la vita aspettando che tutto diventi più semplice.
Perché qualcosa può essere imperfetto e avere comunque valore. Qualcosa può essere fragile e, nello stesso tempo, vero.
Una donna davanti a un bivio
Al centro del romanzo c’è Alma.
Non voglio raccontarvi molto di lei. Preferisco che la incontriate tra le pagine.
Posso dirvi però che arriva a un punto della sua vita in cui ciò che fino a quel momento ha saputo reggere non basta più. Ci sono un passato che continua a bussare, un presente che chiede coraggio e un futuro che non offre garanzie.
E c’è una domanda che, prima o poi, diventa impossibile evitare: dove voglio stare io?
Forse il vero bivio non è sempre tra due strade. A volte è tra ciò che continuiamo a sopportare e ciò che finalmente scegliamo.
Non una storia di perfezione
Questo non è un romanzo sulle vite che si aggiustano improvvisamente.
Non è una storia in cui il dolore scompare perché arriva qualcosa o qualcuno a salvarci.
È una storia di persone imperfette. Di fragilità. Di responsabilità. Di legami che possono ferire e di altri che, invece, possono insegnarci un modo diverso di essere presenti.
È una storia sul momento in cui smettiamo di chiedere alla vita di assomigliare a quella che avevamo immaginato. E iniziamo, lentamente, a guardare quella che abbiamo davanti.
Perché proprio ora
Dopo Frammenti di frastuono e Frammenti di vita, sentivo il bisogno di entrare in una storia e restarci.
Non più soltanto un frammento. Non soltanto una lettera. Ma personaggi da seguire nel tempo, silenzi da attraversare, scelte che avessero conseguenze.
Il lieto intanto è il mio primo romanzo.
E forse, proprio per questo, ha significato anche per me imparare qualcosa di nuovo: fidarmi delle pagine senza sapere sempre in anticipo dove mi avrebbero portata.
Nell’attesa
Non voglio raccontarvi altro. Non ancora.
Ci sarà tempo per conoscere Alma, le persone che fanno parte della sua vita e tutto ciò che la porterà davanti a quel bivio.
Per ora vorrei lasciarvi soltanto una domanda.
Quante volte abbiamo aspettato che arrivasse il momento giusto per concederci di stare bene?
Forse il lieto fine arriverà. Forse avrà una forma diversa da quella immaginata.
Ma nel frattempo c’è una vita intera che accade. Ed è lì che vorrei portarvi.
Nell’intanto.